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Quando la democrazia pluralista attenta ai privilegia clericorum
Legittimare nuovi istituti giuridici è necessario per fare dell’Italia una democrazia pluralista. Allo stato attuale viviamo in una teocrazia. Chi vive la condizione clericale è detentore di diritti. Chi vive la condizione laicale è detentore di doveri. Gli uomini delle istituzioni repubblicane si elevano a sacerdoti, deputati al culto della tradizione costituzionale, per salvare il paese dalle istanze civili. Solo le associazioni ortodosse, guidate dal monachesimo di pochi illuminati, hanno legittimità, essendo riconosciute come canoniche. La nostra attuale cultura giuridica è teologica, codificando una societas inaequalis, in cui vi è un populus ducens e un populus ductus. Il semplice cittadino o si impegna attivamente in azioni di apostolato che difendano lo status quo o è piegato ai confini della clandestinità giuridica.
Attraverso il principio di neutralità, l’ordinamento giuridico italiano oggi ha il dovere di riconoscere e tutelare il pluralismo dei modelli, assumendone il minimo etico comune. Alla giustizia non compete essere garante delle verità rivelate. Che la Chiesa di Roma sia libera di diffondere il suo magistero e di incidere sulla communis opinio, ma senza Concordato. Che tutte le dottrine filosofiche siano libere di diffondere il loro magistero e di incidere sulla communis opinio, ma senza agevolazioni o sgravi.
La giustizia è congrua se rispondente all’uomo. Non a Dio. Gli italiani non moriranno cattolici. Forse un giorno si scopriranno uomini. Portatori sani di diritti. Doveri.
to be continued…