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Quando il giusto è più necessario del bene
L’Italia deve cessare di rappresentarsi come il paese delle cupole, dove gruppi di famiglie, legate da una stessa discendenza, vivono nel culto dei valori sanciti dalla loro stirpe divina. Gli italiani devono cessare di percepirsi come un popolo di cosche che lottano contro la legalizzazione dell’individuo, mirante a desacralizzare il loro diritto naturale al familismo. Coatto.
Per quanto si tenti di ridurre alla clandestinità l’orda dei figli ripudiati, oggi la società italiana vive una diversificazione progressiva dei suoi stili di vita. Inexorabile fatum.
Bisogna legittimare giuridicamente il pluralismo dei valori etici. Contro il modello canonico che si appella all’ente invariabile di una indimostrabile legge metafisica. Bisogna affermare che il giusto ha priorità sul conforme, in nome della ragione. Bisogna lottare perché la giustizia renda possibile una coesistenza rispettosa della libertà e dell’uguaglianza dei soggetti plurali. Non in nome della verità, ma dei limiti del buon senso.
In nome della giustizia ci si metta d’accordo sui valori che una società non deve tutelare ma perseguire. I valori non sono solo patrimonio da salvaguardare, ma anche nuovi edifici da erigere. Nel paese dell’abusivismo edilizio, spesso condonato, dove i geometri concepiscono palazzine meschine, sarà difficile costruire un grattacielo di laicità che spezzi all’orizzonte il ventre molle della cupola vaticana.
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