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Marlene Dietrich più che una donna il suo spettro
XY. No. Non sono melanconico. Sono solo vivo. Le vacche ammassate intuiscono il loro macello eppure non hanno consapevolezza di essere ancora vive. Sentono l’odore del sangue che sgorga dalle altrui carcasse mai percependo il loro stesso respiro.
XX. Sei sicuro di quello che dici?
XY. No. Però taci. Voglio solo sentire il tuo respiro.
XX. Che angoscia. Mi fai venire l’ansia.
XY. Di respirare?
XX. No. Di essere ancora viva.
XY. Promettimi che ti estinguerai. Le vacche muoiono. E tu non sei una vacca.
XX. Tutto questo per dirmi che non vuoi avere figli?
XY. Figli? Non ci ho mai pensato. Però… Figliocci no. Non sono nato per fare il padrino.
XX. Passami una sigaretta.
XY. Sì, ma non guardarmi come una morta che respira.
XX. Cammino anche. Voglio che mi scopi. Adesso.
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- Hai mai camminato sulla grata di un parcheggio, senza vertigine, sull’abisso, levitando?
- No. Solo sui fili di lana delle scale mobili.
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A. Il tuo vero nome è Sabrina?
B. Sì. Chelsea è solo un vecchio nick.
A. Bel rossetto! Guarda, giusto un goccetto…
B. Sei gay?
A. No, è che mi scappa la pipì.
Sabrina (Einsturzende Neubauten, Silence is sexy, 2000)
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L’iguana?
È lì.
Là, dove? C’è solo uno specchio.
Dietro. In una teca di vetro.
Gigantesco. Mostruoso.
Sì. Supera il metro e ottanta. Maschio. Pigro.
Somiglia ad Andreotti.
Davvero.

Jean Paul Gaultier
Vue de l’exposition
2004
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Perché lascio l’Italia? All’orizzonte solo il deserto. Rettili assiepati nelle loro tane. No. Non vivrò nell’angoscia di essere dimenticato.
Non ho surrogati.
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La Feltrinelli mi fa afa. Troppi libri. Pretenziosa. Entro alla Mel Bookstore. Esposti solo titoli da Esselunga. Rassicurante. La ggente qui è serena e intelligente. Su un divano blu due studenti sfogliano Tamara De Lempicka. Innocenti. Disinnescati. Alla Info c’è una ragazza molto dolce. La guardo fissa negli occhi. Mi sorride. Scendo sulla sua carotide. Deglutisce inquieta. Guardo la radice del suo braccio. Indossa una canotta. Poco seno. Si ritira.
Mi dica…
Sei uguale a Natalie Imbruglia.
Davvero? Non me l’aveva mai detto nessuno!
Non ci credo.
Dovrebbe essere uscito, per la Taschen, un cofanetto su Araki.
Sì. È lì. Quello rosso in alto.
Conosci Nobuyoshi Araki? È un fotografo giapponese. Molto raffinato.
No. Non lo conosco. Gli darò un’occhiata.
Te lo prendo, se vuoi…
No. Ci penso io. Grazie.
Vado al piano di sopra. Quando scendo ripasso.
Va bene.
Dalla scala mobile la scorgo minuta sulle punte prendere il cofanetto di Araki. Ascella depilata. Cinico sorrido. Aprendolo si sentirà come violata.
Dopo mezz’ora torno al piano di sotto. Ho altro per la testa.
Ehi, allora?
Allora… Ti è piaciuto?
Chi?
Araki!
Sì, certo. Adoro i fiori e a casa ho un’iguana.
Davvero?
Fra qualche minuto sono in pausa pranzo…
Ti aspetto. Qui vicino,a due passi, fanno un kebab buonissimo.
Non ci sono mai stata…
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Firenze. Via Madonna della tosse.
Collassa il tuo canale. Scoreggia. Ridi. Rutto. L’acqua gassata mi solletica. Bevi un sorso della mia Perrier.
Domani sono a Prato. Lezione di cinese. Sì, è carina. Liscia.
Lucio Fontana
Concetto spaziale, Attesa
1960
Tela naturale
100 x 80 cm
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Cielo uggioso. Corte bagnata. Voglia di pelo.

Piero Manzoni
Achrome
1961-62
Fibra di vetro su tavola
21,5 x 17 cm
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Culi umidi. Bianchicci. Quando il sole è incestuoso e folle, solo la passera è fresca. Ristorante.

Tracey Emin
Everyone I Have Ever Slept With 1963-1995
1995
