Archiviato in: Sulle strutture
Grazie allo ius sanguinis, l’Italia fra qualche anno avrà una popolazione senza popolo. Nonostante tutti continuino a professarsi nazionalpopolari.
A chi si rivolgeranno i conduttori televisivi? Necrofili al cittadino archetipico. Mummificato. Mummificati. Botulinici.
Lunga vita alla Francia, stato in cui dal 1515 vige lo ius soli.
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Antony Gormley
American Field
1991
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Nazione Indiana. Ognuno col suo catetere a schizzare la tazza. In attesa del clistere.

Bodil Furu
12 Studies on Shit
2006-2007
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Londra è anche un’indiana sui tacchi a perdere smalto.
A me piacciono nere.
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Marilyn Minter
Shit Kicker
2006
Archiviato in: Partenze
Per tutto ottobre il blog chiude
Sono a Bloomsbury alla ricerca di Sacha Baron Cohen e Beth Ditto, quando viene a Londra a lesbicare da Kate Moss.
A chi non ama la mia scrittura “obesa” grido: Say it loud, I’m fat and I’m proud*.
Prima o poi mi rifaccio vivo. Se mi gira.
A chi ha bisogno di ferro, consiglio la lettura di Mucca tagliata cavallino. Se siete anoressici e camminate con lo zuccherino in tasca per non collassare, statene alla larga. Non ne avete lo stomaco.
A presto.
* Sarebbe il motto di quella vacca della Ditto…
Archiviato in: Sulle strutture
Alcool Etilico…
Il puro di spirito è ottimo come solvente per il restauro di vecchie credenze.
Sergio Prego
Home
2001
Archiviato in: Sulle strutture
Più che casta… canasta
Omaggio alla borghesia (quale?) italiana
Alla cinica fallita che a corte raduna i suoi cloni. Vecchia baldracca che ti infinocchi tutta per coprire il fetore della tua carne putrida, mi hai sempre fatto ridere, ma di disperazione.
Guarda il video:
http://dailymotion.alice.it/Puppyish/video/x3380z_a-la-marqui_webcam
Archiviato in: Partenze
Marc Quinn
Triaxial Planck Density
2000
Ti ho visto rannicchiato in un mucchio d’ossi nel letto. Stato d’abbandono. Estraneo a te stesso. Pronto al macello. Ti ho baciato sul collo. D’affanno ti lascerò morire. Quando avrai cambiato pelle chiamami su Skype. Sei fotogenico. Tornerai bellissimo. Com’eri. La tua serenità mi farà rinascere. Addio.
- Caro, quando te ne vai non sbattere la porta.
Archiviato in: Acidula mora di bosco

Katharina Fritsch
Monk
1997/1999
Da una prospettiva di separazione, come avessimo un alieno dentro che guarda il mondo là fuori, siamo tutt’uno, anima e corpo, con la giungla d’asfalto che ci ingloba impotenti. Estraniati, fitte parole di nebbia nelle nostre monovolumi fumando, prudenti deceleriamo alla prima curva, strusciando i nostri egoismi sul guardrail, freddo a difendere i margini della strada: due corsie, strette o larghe, ma pur sempre due sole e vecchie, dissestate vie. Ingabbiati nel traffico, ironizzando per non morire, fagocitando quello che ci circonda e indigesto, avendo perso il succo puro della vita, che sfuma dai tessuti erosi d’uno stomaco senza memorie d’affetti, come tela bucato da un gesto che non è grido. Avvolto dalla nebbia, nel ricordo, lì, fisso, sospeso, quando cala la notte e guardi avanti e scorgi una casa, diffidente e solitario e senza peso: affretti il passo, e l’ombra che non proietti sull’asfalto ti cala lenta dentro.
Tratto da Acidula mora di bosco
Archiviato in: Mucca tagli@ta cavallino

Rebecca Hom
Salomé
1998
L’ecstasy ha un sapore amaro, di corteccia squamata dalla bruna china, profonda nella gola d’astio a sciogliere l’inchiostro cianotico che mi scorre nel petto. Fluisce il tempo, seduto chiacchierando, raccolto e remoto espello parole dolci e veleno: plasma viscoso e biondo mi scivola nell’alveare con troppe celle oscure nel favo. S’infiamma purulento, come gemma di vite quando sottrae succo al ramo, poi vola, sospeso nell’aria vi affonda, arbusto fresco in un pantano. Vibra sui nervi una scossa, errano gli occhi fra le crepe del soffitto stuccato, di riccioli abnormi come escrescenze fluviali. Di ghiaccio le mani, ho piccole fitte, perdo il controllo, la guida, lo spazio mi è foglio molle intorno, ne salto le righe e con una sola manovra, d’impulso, vi annego, mentre sul parquet stagnante dominano rospi taciti e sulle tempie mi beccano certi santini, a mendicare padre pio pio, un gallo con poche sparute chiazze di mielina nel cervello intorpidito, o fantasma che sofferente appare a certi struzzi, col culo all’aria e il becco nel fango dell’inconscio rimosso, a bere che il frate è pure ubiquo: essuda dalle pareti e tonfa nella tua casa, allagata dalla cattiva sorte, raccontando di certi viaggi astrali… poi, nello spazio rosa intorno giocando, mai si estingue. È fiamma che mai cessa, ha la mistica della durata, come gli oggetti bombati di un tempo. La sua sostanza è l’essere ricordato e mai taciuto: folle, perpetuo inaridisce il mondo che indugia ai piedi di una navata, vela spiegata e ben tesa, intimo covo, utero… stimmate ove l’impronta del fedele affonda aliena.
Tratto da Mucca tagliata cavallino

