I’ve written a letter to daddy

Fotogramma 
Che fine ha fatto Baby Jane?
Robert Aldrich
1962

Le mie labbra incidono una crosta di cacao, a racchiudere un cuore emulsionato di vaniglia, mentre la saliva scioglie gli amidi che ne addensano il latte reidratato. Ancora fresco è il Magnum nella mia gola, quando lo affogo con della Coca Light. L’acido fosforico corrode il mio palato, mentre la lingua lo batte col suono liquido di una elle sincopata. Lo-ren-zo. Sillabo impastato il suo nome, mentre lo guardo fissare il cellulare, una conchiglia sottile, a tre bande, che lucida ne riflette il dito anulare sulla scocca, scura come tavoletta fondente al cioccolato.

Oggi Lorenzo non porta la fedina che gli ho chiuso nel palmo della mano, un anno fa, al mercato di Piazza delle Erbe a Padova.

Sfioro con un polpastrello il tasto rewind sul display del mio iPod nano. Gli passo un auricolare. L’audio della capsula è ad alta emissione magnetica, forse riuscirò a calamitare la sua attenzione, facendogli ascoltare una vecchia traccia, sulla cui base musicale sempre deraglio, quando, gelido, Trent Reznor ripete a mezza voce: Nothing can stop me now cause I don’t care anymore. Piggy è la nostra canzone… Ubriachi ci baciammo tre anni fa per la prima volta, ascoltando i Nine Inch Nails.  

Nothing can stop me now cause I don’t care anymore. Penetro Lorenzo con uno sguardo lubrificato, nessun attrito fra di noi, solo una lente a contatto. E’ angosciato. Sul sedile brucia come una candela. Il suo respiro affannoso ossida la mia voce. Scheggio l’azzurro vitreo dei suoi occhi, solo quando modulo parole dolci sul timpano del suo orecchio. Lorenzo, per te sono ancora un meteorite. Vorrei essere il diamante che ti accenta la notte.

Lo afferro alla nuca e lo avvicino alle mie labbra: ho sete della sua saliva, ma arida vibra la conchiglia del suo cellulare. Mi allontana di scatto da sé e risponde a chi pensa di amare quanto ha amato me, quando mi amava ancora.

Seduto a lui di fronte su un treno da Padova a Venezia, ascolto la voce di un suo amico cantare.

I‘ve written a letter to daddy, his address is Heaven above… 

LORENZO: Canzoncina strappalacrime. Voce stridula e inquietante… Daniele, sei Bette Davis in…

DANIELE: Sì, sono la tua Jane Hudson. Cucciolo, sto bevendo un prosecco al Caffè Cin Cin di Corso Buenos Aires. Ho finalmente trovato Che fine ha fatto Baby Jane in dvd.

LORENZO: Fresche l’ova, come direbbero a Firenze.

DANIELE: Freschissime. In Italia il film non era disponibile neanche in vhs.

LORENZO: Potevi ordinare il film su Amazon. L’America è più vicina di Piazza Italia: basta una carta di credito.

DANIELE: I dvd americani di Area 1 non si vedono nella maggior parte dei lettori europei.

LORENZO: Il segreto è possedere il decodificatore giusto. L’Italia acquista un senso solo se vivi nella consapevolezza che da noi gli eventi sono trasmessi in differita. Gli unici a credere ancora di essere contemporanei siete voi milanesi. Da ricovero, tutti. Incondizionatamente.

DANIELE: Hai ragione, ma tra decodificatore e marchingegni vari, uno deve possedere tre lauree in ingegneria aerospaziale. Tanto vale aspettare… E poi è salutare visitare i negozietti che ancora resistono, qui, in Corso Buenos Aires: si evitano le fastidiose piaghe da decubito che naturalmente spuntano sul culo a stare seduti ore ed ore al computer, facendo shopping online. Col tempo le maleodoranti ferite si espandono e filtrano nei tessuti sottostanti, portando a necrosi, setticemia, morte atroce.

LORENZO: Non sono ancora costretto su una sedia a rotelle come Joan Crawford…

DANIELE: Non sei ancora sulla carrozzina, ma come Blance Hudson vivi confinato in una stanza. Le tue uniche compagnie sono la tv, i libri, il telefono, Internet e il pappagallino che ti ritrovi fra le gambe. Un equilibrio fragile, fragilissimo…

(Tratto da Conchiglia Chocolate, Gay Everyday Manni 2006)

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Una risposta a I’ve written a letter to daddy

  1. Lorenzo ha detto:

    Cazzo, che fortuna sfacciata!

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