Giungla d’asfalto

Katharina Fritsch
Monk
1997/1999

 

Da una prospettiva di separazione, come avessimo un alieno dentro che guarda il mondo là fuori, siamo tutt’uno, anima e corpo, con la giungla d’asfalto che ci ingloba impotenti. Estraniati, fitte parole di nebbia nelle nostre monovolumi fumando, prudenti deceleriamo alla prima curva, strusciando i nostri egoismi sul guardrail, freddo a difendere i margini della strada: due corsie, strette o larghe, ma pur sempre due sole e vecchie, dissestate vie. Ingabbiati nel traffico, ironizzando per non morire, fagocitando quello che ci circonda e indigesto, avendo perso il succo puro della vita, che sfuma dai tessuti erosi d’uno stomaco senza memorie d’affetti, come tela bucato da un gesto che non è grido. Avvolto dalla nebbia, nel ricordo, lì, fisso, sospeso, quando cala la notte e guardi avanti e scorgi una casa, diffidente e solitario e senza peso: affretti il passo, e l’ombra che non proietti sull’asfalto ti cala lenta dentro.

 

Tratto da Acidula mora di bosco

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Una risposta a Giungla d’asfalto

  1. Chapuce ha detto:

    molto intenso questo dialogo con la parte oscura di noi, quella che senti soltanto,
    bel pezzo Ale!
    Chapuce

    ps, a volte le immagini che posti mi spaventano…
    ciao

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